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Siamo
offline_
Oggi mi occupo ancora di consulenza digitale per un’azienda chiamata Forvalue, parte del gruppo bancario Intesa San Paolo.
E durante il resto del tempo che faccio?
Beh, amo il cinema e il mondo dello spettacolo.
Giro piccoli spot pubblicitari, partecipo a programmi televisivi (Rai, Amazon prime) e creo contenuti social per le aziende come se non ci fosse un domani.
Dimenticavo: la notte organizzo eventi!
Sostanzialmente dormirò quando sarò morta.
Una vita caotica ma sempre a cuore pieno.
"I tre valori fondamentali della mia vita risponderei senza esitazione: creatività, libertà e condivisione."

Se un anno fa qualcuno mi avesse detto che la mia vita iperconnessa sui social mi avrebbe condotta alla depressione, probabilmente avrei riso, scattato una foto perfetta e aggiunto l’hashtag #blessed. E invece eccomi qui.
Mi svegliavo con l’ansia e la fronte sudata: 50 chiamate perse, una ventina di mail, videocall su teams ed una scarica di messaggi su whatsapp, un flusso costante di chat e notifiche che sembravano voler convincermi che il destino del mondo dipendesse dalla mia risposta immediata.
Ogni giorno era una prova: apparire sempre al meglio, rispondere a tutti, presenziare ad ogni evento, per non deludere nessuno.
La FOMO - (Fear of Missing Out, la paura di perdersi qualcosa) – era la mia ossessione quotidiana, una droga mentale insomma.
Inutile dire che alla fine il collasso è arrivato.
Così, un anno fa, ho inciso un taglio netto: ho eliminato il mio account da Instagram per due mesi.
Due mesi di silenzio digitale. Due mesi in cui il mondo continuava a girare anche senza le mie “stories” perfette. Ho scoperto che non essere sempre al top non è una catastrofe, e soprattutto che “it’s ok to not be ok”, o come diremo noi giovani: 'sti cazzi.
La mia esperienza non è solo una chiacchiera personale, piuttosto vorrei che fosse una denuncia sociale del nostro tempo.
La nostra attenzione, la nostra mente, la visione delle cose vengono continuamente drenate da chiamate, notifiche e aspettative irrealistiche. Come se l’essere umano moderno fosse programmato per essere sempre reperibile, sempre performante, sempre felice, sempre online.
E il prezzo da pagare è alto, un abbonamento che vale: stress cronico, esaurimento, e depressione.
Due mesi di silenzio digitale. Due mesi in cui il mondo continuava a girare anche senza le mie “stories” perfette.
Ho scoperto che non essere sempre al top non è una catastrofe, e soprattutto che “it’s ok to not be ok”, o come diremo noi giovani: 'sti cazzi.

Ci sono persone che raccolgono francobolli, io raccolgo esperienze.
Mi chiamo Martha Manca, ho 28 anni, cuneese di nascita e cittadina del mondo per vocazione, con una passione smisurata per tutto ciò che è creativo e un po’ folle.
Se mi chiedessero quali sono i tre valori fondamentali della mia vita, risponderei senza esitazione: creatività, libertà e condivisione.
Ho avuto l’onore di conoscere AlternativeADV nel profondo, collaborando con loro per un paio d’anni. I rapporti? Ottimi, direi.
Ed proprio per questo sono qui a scrivere per Il Faro: perché quando ci si trova in sintonia con persone e progetti, viene naturale voler condividere anche le proprie riflessioni più personali rimanendo in contatto anche dopo anni.



Non c’è niente di eroico nell’essere costantemente “on”. Nessuno vi premierà se rispondete a cinquanta messaggi al giorno, partecipate a tutti gli eventi e mantenete un sorriso perfetto. Anzi, rischiate solo di bruciarvi.
È ora di smettere di glorificare l’apparenza impeccabile e l’iper-disponibilità. È ora di accettare che va bene non essere sempre al top. È ok non essere sempre ok. E forse, solo forse, potremo ricominciare a respirare senza sensi di colpa.
E allora lasciate che ve lo dica come avrei voluto sentirmi dire un anno fa, con la voce di quell’amica della porta accanto: stai tranquilla Martha, non succede niente.
La vita vera non è quella che scorriamo a colpi di like e notifiche. La vita vera è quella che si respira quando il telefono è spento, e il Wi-Fi non ha campo, quando possiamo guardare fuori dalla finestra senza sentirci in colpa per non aver risposto a qualcuno in tempo reale.
"È ok non essere sempre ok. E forse, solo forse, potremo ricominciare a respirare senza sensi di colpa."
MARTHA MANCA

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Sempre più giovani iniziano a sognare un mondo senza connessione: quasi la metà rinuncerebbe volentieri al Wi-Fi e molti sarebbero favorevoli persino a un “coprifuoco digitale”. L’iperconnessione, infatti, genera ansia, burnout e disturbi come FOMO, doomscrolling e vibrazioni fantasma. Il risultato? Una generazione stanca e meno connessa con sé stessa. Forse il vero lusso oggi è proprio stare offline: più spazio mentale, meno stress e una realtà autentica da riscoprire.























